venerdì 10 agosto 2007

L'albero degli impiccati

Noi balliamo, balliamo senza sosta
La nostra danza articolata e fosca,
Per chi tra voi, prodi cavalieri,
Vorrà svederci smunti, e tutti neri.


Noi balliamo al soffiare dei venti,
Noi balliamo rigidi e frementi,
Per divulgar qual è la nostra pena,
Ché un impeto di rabbia scorse in vena.


Stringe la corda e cozzano le teste,
Le facce vostre, irate oppure meste,
Voltate da noi, e dalle nostre azioni,
Da morti cagioniamo in voi emozioni;


Ma se poi verso noi girate il guardo,
Esitando un attimo, in ritardo,
Pensate alla fine che abbiam fatto,
E a questo, che é il nostro ultimo anfratto.


Così ricordati di noi, o tu, passante,
Che tu sia un sovrano oppure un fante,
S'imprima dentro te nostra memoria,
E di come finì la nostra storia.


Diverse furono le nostre vite,
Da simile chiusura accomunate,
Nessuno tra di noi si conosceva,
E con l'altro nulla in comune aveva.


Ma ora siamo uniti in questa sorte,
Vicini, a danzar dopo la morte,
Vicini, e il messaggero è il vento,
Che porta il nostro puzzo e lo scontento.


Conduci ovunque vai il nostro messaggio,
Che nessuno intraprenda questo viaggio,
Ma col prossimo voi spezzate il pane,
Ad evitar questo dolore immane,


Di esser dopo morti dileggiati,
E poi da mille venti sballottati,
Di divenire preda delle fiere,
E degna sepoltura non avere.


Nessun si ricorderà di noi,
Nessuno tra tutti quanti voi,
Per ogni nostro nome disprezzato,
Fu questo il funerale dello Stato.


Tardi imploriam la grazia ed il perdono,
Non meritiamo certo questo dono,
Solo di questo vi vogliamo supplicare:
Che una poesia ci possa ricordare.

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