Ricordati di me, rammentami,
Di quando cancellasti la mia luce,
E in capo ai tuoi Angeli contami,
Frattanto ch'Essi il tuo voler conduce,
Ripensa alla maestà del mio splendore,
A quando le Tue Schiere conducevo,
E all'innocente docile candore,
Che io mostravo a Te quando ridevo.
E' Lucifero che parla, ti ricordi?
Di quando obbedivo al Tuo volere,
Di quando T'ascoltavo, ero agli esordi,
Ma non Ti nascondevo il mio sapere;
Di quando criticavo i Tuoi progetti,
E nell'orgoglio allargavo l'ali,
Ché tu volesti tutti noi perfetti,
Ma destinati ad essere rivali,
Ti ricordi di quando scherzavamo?
Tutti a Te d'intorno e ridevamo,
Pensando a come popolar quel mondo,
Che tu volevi bello fino in fondo,
Ma preoccupato poi ti ricordavo
Che avresti perso parte di Te stesso,
Non ti ricordi come Ti adoravo?
Sai che più non è così, adesso.
Non gioivi con noi? Non eri felice?
Non ricordi più quanto era bello?
Il mio pensiero niente più Ti dice?
Eppure sono ancora il Tuo gemello.
Ma proseguir volesti il Tuo lavoro,
Indifferente ad ogni conseguenza,
Mischiasti rame e bronzo, fango e oro,
Del mio parer facesti sempre senza,
Ed io ch'alla tua opra procedevo,
Nella materia mi trovai invischiato,
Nel fango consumato mi vedevo,
E senza via d'uscita incatenato.
Io parte di Te Stesso abbandonata
Mi sentivo, e la mia disperazione
Urlando e gemendo era scagliata
Contro una cotale aberrazione.
Valeva tale prezzo il Tuo universo?
Eppure lacrimando continuavo
La Creazione, sentendomi disperso
In un luogo che, di certo, non amavo.
Tarpasti le mie ali ed il mio orgoglio,
Nella Tua testarda ostinazione,
Non mostrasti dolore né cordoglio,
Per cotal mia detronizzazione.
Non citerò quel tale usurpatore,
Che il mio posto prese poi al Tuo fianco,
Che pose la sua lancia sul mio cuore,
Quando fui ormai della battaglia stanco.
Come potesti 'sì presto rimpiazzarmi?
Ad altri dar la luce mia e la gloria,
Consegnargli i miei monili e le mie armi,
Avevi già deciso la mia storia?
Non gridavo e soffrivo verso il Trono
Dell'Alta Tua Sovranità gloriosa?
Che accadde non ne udisti il suono,
O non fu per Te che poca cosa?
Fu fatto! E di me stella più grande
Che illuminasse il giorno tu ponesti,
E non posi questioni né domande
Quando suo precursore mi mettesti.
Sicché potessi splendere per poco
Nell'albeggiante cielo del mattino,
Per esser poi oscurato dal suo fuoco,
E sparire come un fioco lumicino.
Così vagavo per le volte oscure,
Quando seppi d'altri intrappolati
Angeli, e delle lor paure
Ed angosce, e di quant'eran spaventati.
Di loro ebbi grande compassione,
Pensai a quanto fosse il Tuo cuor duro,
A quale fu la nostra regressione
Nell'oscura materia dal Ciel puro.
E loro in me e me stesso vidi in loro,
Da Enti di Luce trasformati in mostri,
Come ciò accettasti ancor lo ignoro,
Contro noi muover d'ignominia i rostri.
Pur l'accettammo! Per il nostro amore
D'ogni cosa che ti recasse gioia,
Noi perdevamo il nostro grande onore,
Non volevamo mai venirti a noia.
Ricordaci imbruttiti, stanchi e sporchi,
Così ridusse noi la Tua Creazione,
A bestiali e miserandi orchi,
E prova almeno un po' di compassione.
Ma non fu sufficiente e decidesti,
Con fango e acqua di formare una figura,
E col Tuo soffio vita Tu le desti,
Perché tremasse d'ansia e di paura,
Così noi tutti radunasti in basso,
E le tue Schiere Angeliche nell'Alto,
Perché chinassimo le teste a un certo sasso,
Dove Adamo era giunto con un salto.
Non l'accettammo! E dell'antico orgoglio
Sentimmo ancor ruggir le fiamme in petto,
Che Tu ricordi tutto questo io voglio,
E la Tua spiegazione ancora aspetto,
Così volli sbalzarti dal Tuo Trono,
Così che Tu cadessi nell'Abisso,
Laddove di me hai fatto quel ch'io sono,
Sì che il mio sguardo a terra sempre è fisso.
E riformammo quelle antiche schiere,
Di quando di Tua milizia eravam parte,
E decidemmo di farTi sapere
Di che cosa era fatta la Tua arte.
Così noi sporchi, vincolati, e ciechi,
Pur nell'onore lottavamo fieri,
Contro i guerrieri tuoi lucenti e biechi,
Che contro noi non furono sinceri,
Noi le ferite sostenemmo gravi,
Costretti dalle forze materiali,
Mentre Tu sempre i Tuoi curavi,
Che muovevano in Cielo con le ali,
E ci scagliaron nel baratro nero,
Dove Satana nome ebbi novello,
Accusatore falso e menzognero,
Del Male artefice e oscuro di cervello.
E sul tuo Eden stesi la Mia ombra,
Distrussi il tuo sogno di Creato,
Ed ancora la Mia mente ingombra
La vendetta: in Me che, sai, ti ho amato;
Portai la Luce della Conoscenza,
A chi non sapeva adoperarla,
La portai alla tua cara semenza,
Perché potesse a poco a poco devastarla.
Mandasti poi tuo figlio, la tua luce,
Perché in lui potessero vederti,
Ma io gli spezzai l'ossa sulla croce,
Cossìcché tornasse solo a rivederti.
Ed ora Mio è il Regno della Terra,
Che ti ho sottratto con la Mia vittoria,
E di qui un giorno a Te muoverò guerra,
Segnando il Mio Trionfo e la Mia Gloria.
sabato 11 agosto 2007
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